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COSENZA

Antica città dei Bruzi, ribattezzata l’Atene della Calabria per la sua Accademia, Cosenza si arrampica su un ripido pendio dal quale domina la Valle del Crati. Partendo dai piedi della collina e tenendo come meta il Castello Svevo, che ne corona la sommità, si rimane incantati per le numerose testimonianze della lunga storia artistica della città: il Duomo con l’antichissima icona bizantina della Madonna del Pilerio, la bella piazza XV Marzo con la statua dedicata al filosofo Bernardino Telesio, il glorioso Teatro Rendano e l’imponente fortezza voluta da Federico II di Svevia.

Il primo nome della città bruzia, Consentia, lo diedero i Bretti e deriva dal "consenso" espresso dalle altre città e dai Lucani, dai quali gli stessi Bretti si erano liberati dopo una guerra. Periodo, particolarmente felice per la città, fu sotto la dominazione sveva. Federico II considerò Cosenza la sua sede preferita dopo Palermo e Napoli tanto da regalarle significative iniziative: un’importante fiera annuale (la fiera della Maddalena), la costruzione del maestoso castello e la consacrazione del Duomo, nel quale fu fatto seppellire il figlio primogenito Enrico VII. Oggi la città è vivace centro di iniziative culturali: il corso principale, Corso Mazzini, è diventato isola pedonale ed ospita una galleria d'arte "en plein air", il “Museo all'aperto”. Voluto da un facoltoso collezionista Carlo Bilotti, morto a New York nel dicembre del 2006, ha regalato alla città la sua collezione di sculture di artisti di calibro internazionale. Il percorso espositivo, che ingloba anche alcune sculture estranee alla donazione, inizia in Piazza dei Bruzi e termina in Piazza Bigotti ed è possibile ammirarvi, tra gli altri, i Bronzi di Sacha Sosno, la Grande Bagnante di Emilio Greco, San Giorgio e il Drago di Salvador Dalì, Ettore e Andromaca di Giorgio De Chirico, il Cardinale di Giacomo Manzù, quattro Paracarri e la Bifrontale di Pietro Consagra e il Lupo della Sila di Mimmo Rotella.

Ultima iniziativa da segnalare è “La Città dei Ragazzi”, inaugurata nel 2003, si sviluppa per 33.000 metri quadrati nel territorio a Nord di Cosenza: una città nella città dedicata ai bambini e ai ragazzi dai 4 ai 17 anni. La struttura,

realizzata grazie ai finanziamenti della Comunità europea, è divisa in spazi all’aperto e al chiuso a forma di cubi di diversi colori:Cubo bianco, area sociale che ospita anche il municipio della Città dei Ragazzi; Cubo rosso, struttura adibita per i momenti ricreativi e ludici; Cubo giallo, spazio riservato alla comunicazione ed allo spettacolo; Cubo azzurro zona dedicata ai laboratori. La città dei ragazzi svolge un importante funzione nelle politiche sociali per Cosenza.

Sette colli e due fiumi, il Crati e il Busento, per una città che ha dato i natali a uomini illustri come Bernardino Telesio che di Cosenza dice: "La mia diletta città potrebbe benissimo fare a meno di me, ma sono io che non posso

fare a meno di essa. Essa che mi scorre nelle vene e che amo”. Ma Cosenza è anche la città dove hanno trovato la morte il terribile re dei Visigoti, Alarico e i coraggiosi fratelli Bandiera.



Cosenza

Cosenza, Biblioteca Civica – Mostra “B. Telesio”


La mostra su Bernardino Telesio

La Biblioteca Civica di Cosenza, in occasione del cinquecentenario della nascita di Bernardino Telesio (7 novembre 1509), ha allestito una mostra bibliografica e documentaria dove sono esposti preziosissimi volumi di opere filosofiche. I volumi più pregiati della mostra sono sicuramente le due edizioni rinascimentali del “De rerum natura iuxta propria principia” di Telesio.

In mostra è esposta anche l’unica poesia scritta da Telesio e dedicata alla nobile Giovanna Castriota, sua mecenate. L’esposizione segue un ideale percorso filologico e cronologico presentando non solo le opere del filosofo cosentino, ma anche di altri autori legati a lui o alla storia della fondazione della Biblioteca Civica. Il percorso letterario parte da Parrasio, il fondatore dell’Accademia Cosentina a cui

successe lo stesso Telesio e dopo di lui Sertorio Quattromani. Questi tre autori rappresentano in sintesi la gloriosa storia dell’Accademia Cosentina.

Gli altri autori presentati sono legati all’attività filosofica di Telesio: Antonio Telesio, zio e primo maestro del filosofo, Campanella e Bacone i filosofi che da lui e dal suo metodo furono ispirati per elaborare le proprie teorie, e infine Jacopo Antonio Marta, suo antagonista.




Biblioteca Civica di Cosenza

La Biblioteca Civica di Cosenza si trova nel centro storico della città ed è strettamente legata all’Accademia Cosentina.

La Biblioteca, infatti, fu inaugurata l’11 giugno 1871 con la denominazione di Pubblica Biblioteca proprio per volere dell’Accademia Cosentina. Nel 1873, però, dopo solo due anni di attività, la Biblioteca venne chiusa per mancanza di fondi, pur continuando a reperire testi, sostenuta dalle offerte delle famiglie più ricche della città. Nel 1898 la Biblioteca venne riaperta grazie all’intervento dell’Accademia Cosentina, del Comune e della Provincia di Cosenza con il nome di Biblioteca Civica Cosentina. L’edificio dove ora ha sede la Biblioteca Civica è stato costruito negli anni ’30 del secolo scorso, per ospitarvi anche l’Accademia Cosentina e il Museo civico.

La Biblioteca Civica di Cosenza possiede un fondo di 200.000 volumi di cui 20.000 sono antiche edizioni. Le 53 edizioni di incunaboli, che sono i primi libri a stampa dopo l’invenzione di Guttemberg, costituiscono la raccolta più cospicua delle biblioteche calabresi. In questa raccolta emerge l’opera di un prototipografo calabrese, Battista de Tortis di Nicastro. La Biblioteca possiede, inoltre, 33 corali del Rinascimento con pagine in pergamena, manifattura di monaci della provincia di Cosenza. Di notevole valore la sezione manoscritti, che comprende documenti pergamenaci dei secoli XIII

XVIII, testi filosofici del '500, '600 e '700, epistolari e carteggi, autografi e testi inediti di storia e letteratura calabrese. Nella Sala Salfi della Biblioteca è stata allestita una mostra permanente. Qui sono esposte 30 stampe incise che fanno parte di un fondo di 100, risalenti al ‘700 e all’800, intagliate da incisori locali, italiani e stranieri. Questa mostra è stata curata dal bibliotecario capo, Dott. Michele

Chiodo, autore anche di una pubblicazione su queste stampe. Purtroppo per mancanza di spazio e per i soliti problemi legati al reperimento delle risorse economiche, è stato possibile esporre solamente 30 delle 100 stampe.


Parrasio

Giovan Paolo Parisio, che cambiò il suo nome in Aulo Giano Parrasio, fondò nel 1511 l’Accademia Cosentina e fu anche maestro di Bernardino Telesio. Fu nominato maestro di camera da Ferdinando II re di Napoli. A Roma insegnò Eloquenza all’Accademia Pomponiana e Latino all’Archiginnasio. Tra le sue opere si maggior rilievo si ricorda il “De rebus per Epistulam quaesitis”.

In questa mostra è presentata l’opera “Quaesita per epistolam ex recensione”, stampata a Napoli nel 1721.


Antonio Telesio

Antonio Telesio (Cosenza 1482‐1534) era lo zio paterno e maestro del filosofo Bernardino. Giovanni Gentile, nel suo saggio su Bernardino Telesio, cita lo zio Antonio definendolo “umanista dottissimo in latinità e maestro assai valente di lettere”. Il nipote Bernardino lo seguì fuori da Cosenza. Antonio Telesio trovò la sua fortuna letteraria in città come Milano, Roma e Napoli. Le sue opere, tuttavia, furono stampate solo nel 1772 in un’unica edizione a cura di Francesco Daniele, il quale riuscì a usare i manoscritti conservati nella biblioteca del patrizio cosentino Emilio Giannuzzi Savelli. Questo ritratto di

Antonio Telesio è contenuto proprio nell’opera di Daniele, che ne traccia anche la biografia.


Bernadino Telesio

De rerum natura iuxta propria principia

Romae, Apud A. Bladum, 1565

Esemplare mutilo del frontespizio e del colophon La Biblioteca Civica di Cosenza conserva la più famosa opera di Bernardino Telesio, il “De rerum natura iuxta propria principia”. Le prime edizioni

dell’opera qui mostrate, sono del 1565 e del 1570 e sono concepite in due soli libri. L’edizione del 1570 vanta una particolarità: ai margini di diverse pagine ci sono numerose glosse manoscritte forse

vergate dallo stesso Telesio.

L’ultima edizione del “ De rerum natura iuxta propria principia”, quella considerata definitiva, è del 1586 e contiene i nove libri in un volume unico. Sul frontespizio di questa edizione esposta, è impresso un simbolo che rappresenta la Verità nuda illuminata dal sole. Questo simbolo rappresentava molto bene lo spirito di Telesio e le sue opere. L’intera opera del filosofo cosentino è dedicata a Ferdinando Carrafa, conte di Soriano, che lo ospitò durante il suo lungo soggiorno napoletano e fu anche suo mecenate.

Persio Antonio Bernardini Telesii, Varii de naturalibus rebus libelli Venetiis, 1590 Questo volume raccoglie gli opuscoli di Bernardino Telesio. A curare questa edizione fu un suo allievo, Antonio Persio, nel 1590 anno in cui si trovava a Venezia. Antonio Persio conobbe Bernardino Telesio durante gli anni del suo soggiorno a Napoli.


Telesio Bernardino Carmina diversorum

illustrium poetarum ad illustrissimam Ioannam

Castriotam Vici Aequens, 1605

In questa edizione rinascimentale, stampata a Vico Equense nel 1605, è contenuta l’unica poesia scritta da Telesio e dedicata alla nobile Giovanna Castriota, sua mecenate.


Tommaso Campanella

Campanella Tommaso Philosophia sensibus

demonstrata in octo disputaziones distinta

Neapoli, apud H. Salvianum, 1591

Giovan Domenico Campanella nacque a Stilo, in provincia di Reggio Calabria, nel 1599. Di famiglia molto modesta, ma di spiccato intelletto, entrò nell’Ordine domenicano per poter seguire corsi

regolari di studio. Dopo aver pronunciato i voti assunse il nome di Tommaso. Ma l’istruzione ricevuta dai domenicani non bastò al suo desiderio di conoscenza, così cominciò a leggere da solo tutti quei libri dei filosofi antichi ma soprattutto gli scritti telesiani, seguendo il metodo di ricerca di Bernardino. Il “De rerum natura iuxta propria principia”, in particolare, fu per lui fonte di rivelazione e allo stesso tempo liberazione. Nel 1589 Campanella concluse la sua prima opera, “Philosophia sensibus demonstrata”, in replica a un libro di un certo Jacopo Antonio Marta, che a sua volta aveva scritto contro l’amato Telesio. Nel 1592 termina la stesura del “De sensu rerum et magia”. Ma fu la pubblicazione della sua prima opera che provocò scandalo nel convento di San Domenico e gli valse un primo processo per eresia nel 1591. A questo processo ne seguirono altri quattro. Dopo la sentenza dell’ultimo processo, trascorse 27 anni in carcere a Napoli, e durante questi anni di prigionia scrisse le sue opere più importanti, tra cui “La città del sole” (1602). Quando fu scarcerato rimase per un periodo a Roma ma, in seguito a una nuova cospirazione contro di lui in Calabria, fu costretto a fuggire in Francia alla corte di Luigi XIII dove trascorse il resto dei suoi giorni.


Francesco Bacone

Bacone Francesco Nuovo organo delle scienze

Traduzione in italiano con annotazioni e una prefazione del traduttore Bassano, 1788 Francesco Bacone (sir Francis Bacon) nacque a Londra nel 1561. Studiò legge e giurisprudenza ma divenne sostenitore della rivoluzione scientifica pur non essendo uno scienziato. Visse alla corte inglese e fu nominato lord cancelliere da Giacomo I Stuart. In seguito a una condanna per corruzione fu costretto a ritirarsi a vita privata, dove si dedicò ai suoi studi. La sua passione per la scienza lo condusse a sostenere esperimenti naturalistici. Proprio a causa di un esperimento sul rigido freddo invernale contrasse una polmonite che gli costò la vita. Morì nel 1626. acone considerava Telesio il primo dei “Moderni” pensatori del Rinascimento.


Sertorio Quattromani

Biondi C. Sertorio Quattromani./Ritratto/.

Incisore C. Biondi In Biografia degli uomini illustri

del Regno di Napoli, ornata de’ loro rispettivi ritratti Napoli, N. Gervasi, 1812‐1828 Tomo 4 (1817) Sertorio Quattromani nacque a Cosenza nel 1541. Sua madre era una lontana parente di Antonio

Telesio, zio di Bernardino. Fu un letterato e vasta è stata la sua produzione. Nel 1588 assume la direzione dell’Accademia Cosentina, voluta da Parrasio, succedendo a Bernardino Telesio.

Quattromani guidò l’Accademia con tenace contributo intellettuale negli ultimi anni di intenso fervore intellettuale. Sertorio Quattromani morì nella sua città natale nel 1603.


Jacopo Antonio Marta

Marta Jacopo Antonio Pugnaculum Aristotelis

adversus principia Berardini Telesii Romae, 1578

Jacopo Antonio Marta fu un giureconsulto napoletano vissuto nel XVII secolo. Egli non era conosciuto solo per i suoi studi di legge, ma anche come letterato. In età giovanile esordì con quest’opera, “Pugnaculum aristotelis adversus principia Berardini Telesii”, qui presentata nell’edizione del 1587. Sul frontespizio, in contrapposizione al simbolo della Verità di Telesio, è rappresentato un riccio dagli aculei pungenti. Marta usò questa metafora per far intendere di voler “pungere” con le sue parole.




Cosenza, MAB – Museo all’aperto “Carlo Bilotti”

Nel cuore storico e commerciale della città di Cosenza, tra palazzi e antichi monumenti, c’è un particolare Museo all’Aperto, il MAB.

Il MAB è nato grazie alla donazione di un facoltoso collezionista, Carlo Bilotti, nativo di Cosenza ma trasferitosi negli Stati Uniti, che alla sua morte, avvenuta nel 2006, ha voluto devolvere parte della stupenda collezione d’arte da lui posseduta alla sua città natale. Questo particolare percorso artistico si sviluppa in Corso Mazzini, divenuto isola pedonale, partendo da Piazza Bilotti fino a Piazza dei Bruzi. Il MAB ospita le sculture di prestigiosi artisti contemporanei. Ogni scultura è posta su un piedistallo luminoso in plexiglas. A ogni piedistallo è associato un sistema elettrico in grado di riprodurre musica strumentale o una introduzione al museo stesso. Gli artisti e le opere che vi mostreremo in questo progetto sono: Giacomo Manzù, Il cardinale; Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca e Gli archeologi; Mimmo Rotella, Il lupo della Sila; Salvador Dalì, San Giorgio e il drago; Sasha Sosno, I bronzi di Riace e le Tre colonne doriche.


Sasha Sosno – I bronzi di Riace; Le

Tre colonne

Sasha Sosno (Alexandre Joseph Sosnowsky) è nato a Marsiglia nel 1937 e ha trascorso la sua infanzia in Costa Azzurra. Nel 1957 a seguito dell’incontro con Arman, César e Yves Klein, Sosno entra nel gruppo del “Nouveau Réalisme”, teorizzato da Pierre Restany. Sosno si identifica all’interno di questo movimento per la sua idea di ‘obliterazione’, chiudere per meglio vedere e meglio capire. L’artista diventa dapprima fotoreporter e segue i grandi conflitti degli anni ’60 ma, molto segnato da questi eventi, decide di esprimere questa esperienza attraverso le arti plastiche.

In queste opere, esposte al MAB – I bronzi di Riace e le Tre colonne doriche – l’artista elabora gli archetipi dell’arte classica, sia per sfruttare la memoria collettiva che per ricordare come il nostro quotidiano sia radicato sul modello e sul pensiero classico occidentale.

I bronzi di Riace

Questa scultura è un’elaborazione dell’artista dell’archetipo dell’arte classica. Attraverso questa visione dell’arte contemporanea e posti in questo contesto, i bronzi di Riace appartengono ancora di più a questa terra calabra. Le figure sono ritagliate in una rigorosa lastra di bronzo. Attraverso il vuoto della silhouette, lo spettatore può guardare cosa c’è “oltre”.

Le tre colonne

Le tre colonne ritagliate nel marmo bianco, sono posizionate in sequenza, con il basamento posto su una piccola aiuola. Nel capitello delle colonne è riconoscibile lo stile dorico dell’architettura classica. Attraverso l’apertura delle colonne, si possono osservare scorci della città moderna: dal passato la visione del contemporaneo.


Giacomo Manzù – Il cardinale

Giacomo Manzù (Giacomo Manzoni) nacque a Bergamo nel 1908. La sua esperienza artistica cominciò fin da ragazzo, quando si iscrisse alla scuola serale di plastica decorativa Fantoni, a Bergamo. Nel 1929 partì alla volta di Parigi influenzato dalle correnti artistiche sviluppatesi nella capitale francese. Successivamente si stabilì a Milano dove partecipò a diverse collettive con altri grandi artisti di quel periodo. La fama dello scultore bergamasco inizia ad affermarsi in maniera prorompente negli ambienti artistici, come testimoniano le autorevoli mostre, in cui compare il suo nome, che culminano con la

personale, a lui dedicata nel 1937, presso la Galleria della Cometa a Roma, presentata in catalogo da un testo di Carlo Carrà. Da quel momento le opere di Manzù vennero esposte nelle mostre più prestigiose a Milano, Parigi e New York. La carriera di Manzù è stata lunga e proficua tanto da meritarsi l’appellativo di “Michelangelo del XX secolo”. Morì a Roma nel 1991.

Negli anni ’30, durante una visita al Vaticano, Giacomo Manzù rimase fortemente suggestionato dalla figura del Papa seduto tra due cardinali. Questa immagine lo portò a sviluppare il celebre tema dei “cardinali”, presente fino alla fine della sua produzione.



Il Cardinale

La figura del cardinale in piedi, si presenta come solenne immagine in bronzo costruita in una schematica struttura piramidale. Il Cardinale è avvolto nella sua stola, lo sguardo fisso e assorto, il capo dominato dalla mitra. La figura è sobria, senza alcun particolare di rilievo che salti all’occhio dell’osservatore, solo una mano fuoriesce dalla stola.


Giorgio De Chirico – Ettore e

Andromaca; Gli Archeologi

Giorgio De Chirico nacque nel 1888 a Volos, in Grecia. Dal 1903 al 1906, frequentò il corso di disegno della sezione Belle Arti presso il Politecnico di Atene. Successivamente, in seguito alla morte del padre, l’artista si trasferì con la famiglia in Italia, poi a Monaco, dove la sua arte subì l’influenza di Bocklin. Ritornato in Italia, cercò di trasporre nelle sue opere quel sentimento misterioso e potente scoperto nei libri di Nietzsche. A Parigi, invece, si svilupperanno le ulteriori prove metafisiche. La sua vita è stato un continuo viaggio tra le città dell’arte: Parigi, Roma, Firenze, Milano. La sua carriera, lunga e produttiva, è stata costellata da numerosi riconoscimenti. Giorgio De Chirico morì a Roma nel 1978. Carlo Bilotti fu un grande collezionista delle opere di De Chirico. Le opere di questo artista, che sono conservate nel Museo Bilotti a Roma, sono rappresentative dei soggetti più famosi da lui prodotti dalla seconda metà degli anni Venti agli anni Settanta. Questi soggetti risalgono a un periodo felice di creatività e riconoscimento internazionale, successivo agli anni della prima metafisica.



Giorgio De Chirico – Ettore e Andromaca

In questo gruppo scultoreo si avverte tutto il pathos legato al tema dell’addio. Ettore, abbigliato da guerriero con la lancia in mano e l’atteggiamento fiero, abbraccia Andromaca prima della battaglia. Andromaca è “disperata” per la partenza del suo uomo, nasconde il volto sul petto di lui. La scena è interpretata dai consueti manichini dechirichiani, resi più umani dal gesto del momento e dal vento che scuote il mantello di Ettore e la veste di Andromaca.


I due archeologi

Due figure, rese dai manichini di De Chirico, sono sedute su un tradizionale divanetto imbottito, affiancate e una avvolge l’altra con il braccio fino a portarle la mano sulla spalla. Entrambi i manichini hanno la veste panneggiata alla maniera classica, di cui è un chiaro richiamo. Le figure hanno in grembo delle architetture, vestigia delle antiche civiltà, altro evidente richiamo al passato e al mestiere dell’archeologo. Queste architetture sembrano venire fuori dal petto delle due figure rese misteriose dall’assenza del volto. Una delle due regge in mano una tavoletta, che altre volte si trova tra le

mani dei manichini dechirichiani.


Salvador Dalì – San Giorgio e il drago

Salvador Dalì (Salvador Felipe y Jacinto Dalì) nacque nel 1904 a Figueras, nella provincia catalana di Gerona. Fin da piccolo Dalì fantasticava popolando la sua vita di figure immaginarie. Nel 1921 venne ammesso all’Accademia d’Arte di San Fernando a Madrid, ma verrà presto sospeso e poi espulso a causa delle feroci critiche ai suoi insegnanti. Importante nella sua vita fu l’incontro con Picasso. Nel 1930 Dalì sviluppò il suo celebre metodo paranoicocritico. Altro incontro importante nella sua vita fu quello con Freud. Salvador Dalì partecipò anche a produzioni cinematografiche con Hitchcock,

Luchino Visconti e Peter Brook, e, successivamente, realizzò le scenografie e il libretto del “Ballet de Gala” con le coreografie di Maurice Béjart. Gli anni successivi hanno visto la carriera di Dalì costellata di onorificenze e di mostre allestite in grandi musei come il Guggenheim, in centre Pompidou e la Tate Gallery. Salvador Dalì morì nel 1989 nella torre Galatea del suo castello di Pùbol.



San Giorgio e il drago

La composizione di questo gruppo scultoreo si dispone su tre livelli: in basso c’è il drago, dominato dal cavallo rampante che lo imprigiona tra le zampe. Sopra al cavallo c’è San Giorgio, il fulcro della scena, che domina la composizione, in atto di trafiggere il drago tra le fauci con la lancia. La composizione è resa dinamica soprattutto dal movimento del cavallo. Il San Giorgio di Dalì, senza volto, quasi ricorda i manichini di De Chirico.


Mimmo Rotella – Il lupo della Sila

Mimmo Rotella nasce a Catanzaro nel 1918. Rotella studiò arte a Napoli e nel 1941 si trasferisce a Roma, senza però lasciare del tutto Catanzaro. Dopo gli inizi figurativi e le prime sperimentazioni, inizia a dipingere quadri neo geometrici. Le sue ricerche e sperimentazioni si sono orientate in diverse direzioni: fotografie, foto montaggi, assemblages di oggetti eterogenei, poesia fonetica, musiche primitive,

poesia fonetica. Negli anni 1951/52 è negli Stati Uniti, ma nel 1953 interrompe la sua produzione artistica in seguito a una crisi. Immediatamente, però, arriva “l’illuminazione Zen”, così definita da lui stesso, e inizia la produzione del decollage, ovvero pezzi di manifesti strappati per strada incollati sulla tela. La sua carriera continua negli anni forte di questa ispirazione ed espone le sue opere nei più famosi musei del mondo e partecipando alle mostre più famose. Mimmo Rotella, considerato uno dei più grandi artisti italiani del novecento, muore a Milano nel 2006. Le sue opere figurano nelle collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.


Mimmo Rotella – Il lupo della Sila

Questa scultura rappresenta il lupo della Sila mentre ulula. E’ realizzata in marmo verde, semplice e lineare nella forma. Mancano completamente i tratti somatici della bestia ma tutto il corpo sembra percorso da un movimento reso con linee incise curve e sinuose.



Teatro A. Rendano

Simbolo internazionale della città è il Teatro Rendano. Costruito dal Comune su progetto dell'architetto Zumpano nella seconda metà dell’Ottocento, il teatro fu inaugurato nel 1909 con l’Aida di Verdi e venne dedicato al pianista e

compositore cosentino Alfonso Rendano. Lo splendido edificio è di stile neoclassico ottocentesco, con sala a ferro di cavallo con tre ordini di palchi rivestiti in velluto rosso, la galleria e sontuosi lampadari. Prima della II guerra

mondiale, spiccavano belle decorazioni pittoriche e in stucco, in particolare sul soffitto, ma nel 1943 una bomba, destinata al vicino Castello Svevo, colpì in pieno il teatro distruggendone il soffitto e danneggiando gli arredi.

Dopo quasi 13 anni di lavori di ricostruzione, nel 1966 venne nuovamente inaugurato e nel 1976 venne riconosciuto Teatro di Tradizione per l'intensa attività. Tra le parti originali rimane lo storico sipario, dipinto dal napoletano Paolo Vetri nel 1901, che illustra l'arrivo a Cosenza, nel 1433, del duca di Calabria Luigi III d'Angiò e di sua moglie Margherita di Savoia.

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