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Paola

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Paola

La città di Paola è situata sulla costa tirrenica non distante da Cosenza. Il nome della città ha origini molto incerte. Una prima ipotesi, contenuta in alcuni manoscritti seicenteschi, afferma che il nome Paola era attribuito all’insediamento di un’antica colonia greca proveniente da Patikos, da cui si poteva dedurre l’assonanza appunto con Paola. Una seconda ipotesi riguarda la conquista romana della Calabria: un console, di nome Lucio Emilio Paolo, si stabilì proprio nel territorio dell’attuale città. Ma l’ipotesi al momento più accreditata fa derivare il nome Paola da Pabula, pascolo nella lingua latina. Da alcuni documenti importanti si è appreso che Paola era un casale di Fuscaldo, amministrato dai marchesi Spinelli di Fuscaldo. Il suo territorio, ricco di vegetazione, era usato soprattutto per il pascolo degli animali. Nell’anno 395 d.C., in seguito alla scissione dell’Impero Romano, Paola diventò possedimento bizantino. Nel 1050 arrivò in Calabria Roberto d’Altavilla, detto il guiscardo, raggiunto nel 1057 da suo fratello Ruggiero. La città di Paola deve ai Normanni la costruzione del ‘’Castello di Paola’’ intorno all’anno 1110 d.C. Questa roccaforte fu eretta usando malta e tufo, in una posizione strategica che sovrastava la città e aveva lo scopo di difendere monaci e abitanti dai soldati che passavano attraverso il territorio paolano. Durante il regno di Federico II di Svevia la Calabria raggiunse uno dei suoi momenti di maggiore prosperità. Anche Paola beneficiò di questo periodo prosperoso. Con l’arrivo degli Aragonesi, Paola raggiunse lo status di Città e fu proclamata tale da Ferdinando II di Aragona. Il 2 luglio 1555 la città fu assediata dai Turchi, comandati da Dragut Rais, il quale, dopo averla saccheggiata e incendiata, assalì il Convento dei Frati minimi fondato da San Francesco e lo depredò. Ripresasi, la città continuò a vivere come gli altri paesi della Calabria, ma andava sempre più ingrandendosi, crescendo anche di importanza. Il 18 ottobre del 1806, Paola subì l'occupazione da parte dei Francesi.

Prima della costruzione della Ferrovia Paola‐ Cosenza nel 1910, il porto di Paola era molto trafficato, i piroscafi provenienti da Napoli e Messina erano carichi di merci e viaggiatori e il commercio fiorente.

Oggi Paola è ricordata soprattutto per il Santuario di San Francesco di Paola. Altri luoghi d'interesse sono: la Badia, San Miceli (chiesa con dipinti paleocristiani), le rovine romane, Palazzo Scorza.

La monumentale fontana dei “Sette canali” sorge ai piedi di una lunga scalinata, ed è opera di artigiani locali della prima metà del XVI secolo. La fontana si apre come un grande ventaglio, a ricordare la coda del pavone, simbolo di Paola: è formata da due bracci, le cui pareti hanno a loro volta sette riquadri con sette protomi litici, dai quali fuoriesce l'acqua, che viene poi raccolta da un canale e riversata in una vasca semicircolare. Gli scudi in pietra, seppur consunti dal tempo, sono ancora intatti: raffigurano il simbolo del pavone e lo stemma degli Spinelli, che acquistarono Paola all'inizio del XVI secolo,

governandola per circa tre secoli.




Santuario San Francesco di Paola

Il Santuario di San Francesco si erge nella parte alta e collinare della città di Paola. Le sue origini si devono allo stesso Santo, che sentì l’esigenza di costruire una chiesa e un convento dove accogliere i fedeli e i compagni che cominciavano a seguire la sua regola. Lo sviluppo di questo fabbricato monumentale cominciò allora ed è andato avanti fino a oggi. Al Santuario si accede attraverso un ampio piazzale, al limite del quale si trova la facciata principale della Basilica. Attraverso un arco si accede all’ala laterale del Santuario, dove si trova la nuova Aula e la fonte della “Cucchiarella”.

Camminando oltre, nella stessa direzione, si trovano il Ponte del Diavolo e il sentiero del Santo. Il percorso verso i luoghi che hanno visto le opere del Santo è chiamato “La Via dei Miracoli”, proprio perché sono visibili le numerose prove dei miracoli da lui operati.


La Basilica Antica

Attraverso l’ingresso principale del Santuario, si accede a due ambienti semi aperti. Nel primo sono conservate diverse lapidi, datate tra il XVI e il XX secolo, che ricordano varie ricorrenze ed eventi legati al Santuario, il secondo, invece è il vero atrio della Basilica Antica: a destra, si trova il portale di accesso alla Basilica, a sinistra vi è un affaccio sul torrente e sull'adiacente convento, davanti vi è ingresso al chiostro, al romitorio del Santo e alla cella del Beato Nicola. La Basilica è in stile romanico (XVI sec. d.C.) e presenta un’ampia aula principale, piuttosto spoglia, con una sola navata laterale destra. Lungo la navata si ergono quattro piccole cappelle, che culminano alla fine con la grande cappella barocca, dove sono custodite alcune reliquie di San Francesco.


Il Chiostro

Il Chiostro del Santuario è chiuso verso l’esterno da una vetrata. Qui si trova il roseto del Santo, che oggi è un folto giardino e ospita lungo le sue pareti interne affreschi raffiguranti i principali

episodi della vita del Santo, molti dei quali legati a leggende. Adiacente ad esso è il romitorio di San Francesco, un insieme di angusti spazi sotterranei che costituirono il primo nucleo di accoglienza per i confratelli e il Santo. Tra il chiostro e la Basilica Antica si erge il campanile.


La zona dei Miracoli

All’interno del Santuario, si possono visitare i luoghi legati ai miracoli compiuti dal Santo.


La fornace. Questa fornace fu utilizzata per cuocere i materiali che servivano alla Chiesa e del Convento. Si racconta che San Francesco entrò dentro mentre ardeva a pieno ritmo per ripararla e fare in modo che non venissero fermati i lavori della Chiesa, uscendone completamente illeso. Un’altra volta richiamò in vita il suo agnellino Martinello, che era stato divorato dagli operai gettando le ossa nel fuoco.


La bomba. In una nicchia del muro è conservato il bossolo di una bomba della seconda guerra mondiale. L’ordigno cadde nel letto del torrente Isca durante un bombardamento nel 1943, rimanendo miracolosamente inesplosa.


La fonte della Cucchiarella. Durante i lavori di costruzione della Chiesa e del Santuario, non c’era acqua per dissetare gli operai. San Francesco, allora, colpendo la roccia con una verga, fece sgorgare una fonte. Un giorno, poi, il Santo vi butto dentro la lisca della sua trota Antonella, mangiata sempre dagli stessi operai, che miracolosamente ritornò in vita. Questa acqua, anche se attinta, mantiene sempre lo stesso livello. Ancora oggi i pellegrini vanno a bere l’acqua della Cucchiarella, considerata miracolosa.


Il ponte del diavolo. Dalla fonte della Cucchiarella, attraverso uno stretto viale, si arriva al Ponte del Diavolo. Si narra che questo ponte sia stato costruito dal diavolo per volere del Santo e che in compenso avesse chiesto l’anima del primo passante. San Francesco, per questo, vi fece passare per primo un cane. Il diavolo, adirato per questo “scherzo”, tirò un calcio al parapetto di sinistra lasciandovi un buco, poggiando la mano sulla parete opposta lasciandovi invece l’impronta.


Le pietre del miracolo. Nel pendio sottostante il piazzale dell’obelisco, si trovano le “pietre del miracolo”. Queste sono due grossi macigni che stavano precipitando a valle mentre alcuni operai lavoravano nella fabbrica sottostante. Il Santo, che in quel momento si trovava in quel luogo, si rese conto del pericolo e con fede gridò: “ per carità, fermatevi!”. Ancora oggi le pietre sono in quella posizione in bilico senza cadere.


Il macigno. Accanto all’ingresso della Basilica è posto un grande macigno, ancora oggetto di devozione dei fedeli. Questo macigno, reso miracolosamente leggero dal Santo, fu trasportato dal mare, per suo ordine, da un uomo infermo, che non solo ne sperimentò la leggerezza ma camminando si rese conto della progressiva guarigione della sua gamba.


La grande Cappella Barocca

Entrando nell’ultima cappella della navata laterale destra del Santuario, chiamata Cappella Barocca, si presenta subito agli occhi del pellegrino un altare sormontato dalle figure di San Francesco di Paola e San Francesco di Assisi. In questo altare sono custodite le ossa di San Francesco di Paola. Si tratta, per la precisione, di cinque frammenti ossei scampati alla combustione subita dal corpo del Santo ad opera degli eretici Ugonotti. L’ostensione delle Sante Reliquie avviene ogni anno durante la celebrazione del 2 aprile.

A destra dell’altare, oltre al busto del Santo, si trovano le altre Reliquie di San Francesco di Paola: il mantello che lo accompagnò per molta parte della sua vita e su cui attraversò lo stretto di Messina, il cappuccio, la tunica, le calze e i sandali che indossava, il dente che lasciò in suo ricordo alla sorella Brigida prima di partire per la Francia, altri frammenti ossei, la pentola in cui fece miracolosamente cuocere una minestra, una copia autentica dei processi di Beatificazione e Canonizzazione e la corona del Rosario a lui appartenuta.


Le reliquie della Cappella Barocca

A destra dell’altare, oltre al busto del Santo, si trovano le altre reliquie di San Francesco di Paola: il mantello che lo accompagnò per molta parte della sua vita e su cui attraversò lo stretto di Messina, il cappuccio, la tunica, le calze e i sandali che indossava, il dente che lasciò in suo ricordo alla sorella Brigida prima di partire per la Francia, altri frammenti ossei, la pentola in cui fece miracolosamente cuocere una minestra, una copia autentica dei processi di Beatificazione e Canonizzazione e la corona del Rosario a lui appartenuta.


La Nuova Aula

L’esigenza di una Chiesa più grande, che accogliesse il gran numero di fedeli che ogni giorno affollano il Santuario, è stata sentita già all’inizio del 1900. I primi riscontri concreti per la realizzazione di quest’opera, si sono avuti solo negli anni ’80. Nel luglio del 1997 iniziarono i lavori di preparazione del sito scelto e il 22 aprile 1998 il Santo Padre Giovanni Paolo II, benedisse la prima pietra. La prima celebrazione liturgica nella Nuova Aula ci fu il 22 aprile 2000 in occasione della Solenne veglia pasquale. L’edificio, progettato dall’architetto Sandro Benedetti, lungo 100 m e largo 40, si sviluppa su

due livelli, la parte bassa e il matroneo. L’altare della Nuova Aula è in argento, smalti e oro, opera di maestri artigiani di Siviglia, disegnato da Manuel Josè Seco‐Velasco sotto la direzione di Susana Ionuye. Le vetrate artistiche sono del maestro Giovanni Hajnal. Il portale in bronzo è opera di Paolo Borghi come pure la scultura in marmo che si trova nella parte centrale in basso e quella che sovrasta lo stesso portale.



Il mosaico della Nuova Aula

Il grande mosaico, realizzato per la Nuova Aula dal maestro Giovanni Hajnal, è un’opera tripartita. Sull’asse centrale è rappresentata la scena delle Mirrofore al Sepolcro, mentre ai lati la Crocifissione e il Cristo risorto che scende agli inferi. L’opera è costituita da oltre un milione di tessere da 1 cmq, realizzata in 743 gradazioni di colore diverse che ben si adattano alla linearità dell’intera costruzione. Il mosaico è contornato da un’epigrafe che ricorda il tempo, la committenza e gli esecutori del vasto progetto della Nuova Aula.

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